ASSOCIAZIONE " ... E
POI HO INCONTRATO MADID "
E
IL PROGETTO IN ETIOPIA DELL'ASSOCIAZIONE PROGETTO CONTINENTI
E-MAIL DEL 28 GENNAIO 2003
Sono arrivato in Etiopia tre anni fa. Sceso dall'aereo sono partito un'ora dopo
per il Sud ed esattamente nel Dawro Konta di la' dal fiume Omo (Regione
geografica del Kefa confinante con il Gamo Gofa che tocca il Kenya). Arrivato
nella missione dei cappuccini ho
potuto abbracciare dopo quasi vent'anni un mio caro amico missionario. Ero
arrivato con un gruppo numeroso che viveva la cosa come una gita avventurosa
senza mischiarsi troppo con la realta' locale. La cosa non mi interessava, avevo
pochi giorni (15 circa) prima del rientro e volevo acquisire il piu' possibile
della vita del luogo. Per cui, due giorni dopo ho preso il mio zaino e ho fatto
trenta Km. a piedi per i monti con un accompagnatore indigeno e sono arrivato da
un frate eremita che viveva in una baracca (e non in una missione con tutti i
comfort) a contatto diretto con la gente (e non barricato nella missione). Non
so' come dirvelo, ma e' come se mi fosse tornata la memoria di chi ero, da dove
vengo, la mia vera natura in mezzo a questa assenza di tutto dove l'uomo, come
dice Neruda, e' quello del pane e del coltello, completamente spoglio difronte
all'avventura della vita fatta di lotta per la soppravvivenza, giorno dopo
giorno, nell'unica speranza di essere vivo il giorno dopo. E' questo senza
dubbio il loro primo e a volte unico desiderio. Strano a dirsi, ma ho sentito la
vita intorno a me! In quel posto dove la morte e' un'amica della capanna accanto
: oggi una malaria, o un'infezione o qualche piaga tropicale o una lesmaniosi o
una filariosi oppure semplicemente la fame. Gia', finiti i quindici giorni di
full immersion nella poverta', e non solo di cose, credo che in Italia sia
ritornato un altro uomo, non il Guido di prima. Sono andato a concludere un
lavoro a Colonia, ma la mia mente era la' in quel piccolo angolo di Etiopia.....
Era
giorno ormai! Ho alzato la tendina del finestrino e ho guardato in basso;
sembrava che quelle zone desertiche riflettessero la luce del sole mentre il
Nilo disegnava il suo percorso da padrone. Stavo tornando a casa! Mai ho avuto
una consapevolezza cosi' netta, lucida! Era passato un mese, eppure l'avevo
lasciata da pochi minuti. Ho raggiunto subito la missione dove avrei deciso cosa
fare. Non potevo andare dall'eremita che con la mia presenza non sarebbe piu'
stato tale! Per cui provai un approcio con i frati della missione per proporre
un volontariato attivo. Mi fu negato immediatamente poiche' la missione aveva
solo tre anni e loro non si erano ancora ben piantati per trasformare la
missione in un centro di assistenza. Poi il mio amico missionario mi disse che
loro erano presenti sul posto piu' per l'evangelizzazione che per altro. In
poche parole la gente entrava nella missione per le messe e il catechismo.
In
seguito con la costruzione dell'asilo avrebbero avuto i bambini in casa sotto la
cura delle suore. Mi adattai per un po' alla situazione, ma ben presto feci i
bagagli e mi trasferii in una missione del Kambatta dove un altro missionario,
amico di vecchia data, mi lascio' fare quello che desideravo in un piccolo
spazio vicino all'ingresso del compound. Mi sono scatenato! Nel mio angolo di
missione e nei tukul di tutta la zona (capanne in legno,paglia e fango) ho
assistito centinaia e centinaia di persone per fame, malattie,operazioni. Per
fortuna questa missione aveva una piccola clinica delle suore, dove ho imparato
molte cose.
Poi ho cominciato ad occuparmi dei bambini, la categoria piu' dimenticata. La' i bambini non contano come da noi, sono l'ultima ruota del carro, legati fino a due anni e mezzo dietro la schiena perche' non consumino troppo e abbiano meno desiderio di cibo, cominciano poi a camminare se hanno abbastanza forza negli arti. Non conto quanti ne ho fatti camminare dopo i quattro anni. Ho lavato un migliaio di piccoli e li ho curati dalla scabbia, mentre li nutrivo e insegnavo alle madri a farli gattonare. Con l'aiuto di alcuni giovani del posto abbiamo salvato tutti i bambini figli di ragazze madri che erano destinati a morire perche' la madre potesse sposarsi. Arrivavano in fin di vita, ma vi assicuro che hanno una ripresa eccezionale, anche se spesso dovevo usare la siringa per dare da mangiare agli animali, poiche' erano gia' al rifiuto totale del cibo. Ho trovato l'olio di fegato di merluzzo nella citta' vicina e li ho "oliati" tutti: dovete vedere che tori ne sono usciti. Abbiamo poi salvato tutti i gemelli della zona poiche' anche in quel caso ne fanno sopravvivere solo uno per poter dare il latte a quello piu' forte. Ho fatto questo lavoro di tamponamento (c'era stata la siccita' ed ero capitato in piena carestia) per un anno dopodiche' i missionari che stavano in quella zona da tanti anni si sono trasferiti nel Dawro e hanno lasciato le missioni in mano al clero locale che vuole occuparsi esclusivamente della parte pastorale e non gradisce intrusioni come la mia. Per cui ho fatto i bagagli e sono andato ad Addis Abeba. Prima di venire via dal Kambatta, con il Vescovo e il parroco della missione avevamo preparato un progetto scuola materna per la cittadina di Angaccia, a pochi km. da dove eravamo noi. Cosi' quando Giuseppe Florio, fondatore di Progetto Continenti e mio amico da ventidue anni, mi ha proposto di lavorare in Etiopia, abbiamo utilizzato il progetto Angaccia come proposal per la nostra registrazione al Ministero di Addis Abeba. Da qui la necessita' di creare sostenibilita' futura alla scuola in modo che gli abitanti siano i protagonisti, e non si abituino ad aspettarsi la pappa pronta, mettendo in luce le loro potenzialita' e creando sviluppo e posti di lavoro. Ecco, quindi da dove viene il pieghevole che avete in mano e che vi dettagliero' nei minimi particolari. Intendiamo inoltre migliorare la produzione del miele, la tessitura, la lavorazione dei cesti e delle stuoie per un inserimento piu' competitivo nei loro mercati .